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Alex Schwazer ancora positivo al doping: la cronaca di una nuova tempesta sportiva
Il marciatore altoatesino sospeso dopo la terza positività all’Epo: cronaca, numeri e reazioni

Marcotogni, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons
Il mondo dell’atletica italiana e internazionale torna a interrogarsi sul caso Alex Schwazer. Il marciatore altoatesino, già oro olimpico nella 50 km di Pechino 2008, è risultato nuovamente positivo a un controllo antidoping, questa volta per Eritropoietina (Epo), in occasione dei campionati tedeschi di marcia su strada del 26 aprile a Kelsterbach, Germania. È la terza positività in carriera per Schwazer, dopo quelle del 2012 e del 2016, e la notizia ha avuto un impatto immediato sul panorama sportivo, sia per la portata tecnica dell’atleta sia per le implicazioni regolamentari e di gestione delle gare.
I fatti: positività, sospensione e gestione dei campioni
La positività è stata ufficializzata dalla NADA, l’Agenzia Nazionale Antidoping della Germania, che ha avviato un procedimento formale e disposto la sospensione cautelare dell’atleta. Le analisi hanno rilevato tracce di Epo sia nei campioni di urina che in quelli di sangue, prelevati al termine della gara del 26 aprile. La Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL) ha recepito la sospensione, sottolineando la piena fiducia negli organi competenti e astenendosi da commenti di merito.
Dal punto di vista della gestione tecnica della gara e dei controlli, la situazione si è complicata ulteriormente con la questione della cosiddetta "terza provetta". Si tratta di un campione di urina residua, ottenuto su richiesta del team Schwazer e conservato dal suo ex allenatore Sandro Donati, presente come privato alla gara. Questa richiesta, non prevista dalle procedure standard internazionali, nasce dalla volontà di avere una controprova indipendente: Schwazer e i suoi legali avevano subordinato la richiesta di controanalisi ufficiale all’esame anche di questo campione, ritenuto potenzialmente decisivo per chiarire la dinamica dei fatti. Tuttavia, la NADA ha comunicato che non procederà all’analisi della terza provetta, limitandosi alla controanalisi del campione B, prevista per il 6 luglio presso il laboratorio di Colonia.
Le reazioni: tra rassegnazione e sfiducia nel sistema
La conferenza stampa convocata da Schwazer a Bolzano il 22 giugno è stata il momento chiave dal punto di vista umano e comunicativo. L’atleta, visibilmente provato, ha ribadito la propria innocenza, dichiarando di non aver assunto Epo né altre sostanze vietate. Tuttavia, a differenza del passato, Schwazer ha annunciato che non intende difendersi ulteriormente: «Non ho più la forza e l’energia per affrontare un’altra battaglia legale. Ho 41 anni, una famiglia e un lavoro fuori dallo sport. Non voglio più rischiare di compromettere la mia vita personale».
Il suo team legale ha definito la situazione "inspiegabile e senza senso", sottolineando come la richiesta di conservare una terza provetta nascesse proprio dalla mancanza di fiducia nel sistema. Anche Sandro Donati, storico tecnico e simbolo della lotta antidoping, ha espresso incredulità per la nuova positività e ha ribadito l’importanza di analizzare il residuo di urina da lui conservato.
La scelta di Schwazer di non difendersi, se non a precise condizioni tecniche, rappresenta una frattura rispetto alle lunghe battaglie legali che avevano caratterizzato i precedenti casi. La sua posizione è di radicale sfiducia verso le istituzioni sportive e i meccanismi di controllo, una sfiducia che si riflette anche nella strategia processuale: «L’unica cosa che chiederemo è la controanalisi, ma solo se verrà analizzato anche il residuo di urina. Altrimenti rinunceremo».
Implicazioni tecniche e sportive: risultati, cronometraggio e gestione della gara
Dal punto di vista sportivo e del cronometraggio, la vicenda ha un impatto significativo. Schwazer era tornato a far parlare di sé grazie al risultato ottenuto ai campionati tedeschi di marcia su strada, dove aveva fermato il cronometro a 3h01’55” sulla distanza della maratona (42 km e 195 metri): un tempo che rappresenta il miglior risultato italiano di sempre sulla distanza, riaccendendo le speranze di una convocazione in extremis per gli Europei di Birmingham. Tuttavia, la positività ha immediatamente spento ogni prospettiva di ritorno internazionale, e la sospensione cautelare ha interrotto ogni attività agonistica.
La gestione della gara, dei controlli e delle tempistiche di comunicazione dei risultati è stata particolarmente complessa. L’iter classico prevede il prelievo di campioni A e B, ma la richiesta di una terza provetta ha rappresentato un elemento di novità, non previsto dai protocolli standard. Questo aspetto, dal punto di vista tecnico, solleva interrogativi sulla trasparenza e sulla tutela degli atleti nei procedimenti antidoping, soprattutto in casi ad alto impatto mediatico come questo.
Conclusioni: un caso che lascia il segno
Il caso Schwazer, con la sua terza positività e la reazione di rassegnazione dell’atleta, rappresenta un punto di svolta per il mondo dell’atletica italiana e internazionale. Dal punto di vista del cronometraggio e della gestione delle gare, la vicenda evidenzia quanto sia fondamentale garantire procedure chiare, trasparenti e condivise, per tutelare sia la correttezza delle competizioni sia la dignità degli atleti coinvolti. Per ora, la storia si chiude con una sospensione e con molte domande ancora aperte, sia dal punto di vista tecnico che umano.
LIVIO, EnterCrono